Il coraggio di dire: “NO”

Manfredo Occhionero

La storia è costellata di tantissimi “NO”: potenti, inaspettati, gridati o sussurrati, poco cambia.
Alcuni di questi sono conosciuti ai più grazie a libri, film e serie TV.

C’è stato, ad esempio, il "NO" educato, ma categorico, di Rosa Parks che, in un pomeriggio di dicembre del 1955, nella cittadina di Montgomery in Alabama, si rifiutò di cedere il posto "per bianchi" sull’autobus che la stava riportando a casa dal lavoro.
Eh sì, vale la pena ricordarlo, all’epoca in Alabama gli autobus erano divisi in due settori: uno per i bianchi (ovviamente a loro erano riservati i posti davanti) e uno per i neri (sedili in fondo). Quel gesto fu talmente potente da innescare una serie di iniziative, tutte pacifiche e non violente, che portarono all’abolizione della legge che permetteva questa segregazione in quella città.

Grazie al film di Spielberg (ben 7 premi Oscar), è anche famosissimo il "NO" che Oskar Schindler visse (e non disse) per anni voltando le spalle al regime nazista, sottraendo circa 1200 ebrei al loro destino nefasto nei campi di concentramento mettendo a rischio la sua stessa vita. Potrei andare avanti per ore.

Fortunatamente migliaia di persone hanno avuto il coraggio di dire "NO" e avuto la forza morale di andare fino in fondo con la profonda convinzione di essere nel giusto contribuendo, chi più chi meno, a fare di questo mondo un posto migliore.

Quasi nessuno, a meno che non sia un grande appassionato di automobilismo e con la memoria molto buona, conosce la storia di questo "NO" che sto per raccontarvi.

Il giorno di Capodanno del 1945, nasce a Bruxelles Jacky Ickx che diventerà un pilota di Formula 1 correndo, fra le altre scuderie, anche con la Ferrari.

Jacky Ickx nel 1976
Jacky Ickx a Vallelunga nel 1976 - fonte: Wikipedia

Gli esperti dicono che fu il più forte dei piloti fra quelli che non hanno mai vinto un mondiale.
Nel suo, comunque, lunghissimo palmarès egli annovera, fra le altre, ben 6 vittorie della celebre corsa "24 ore di Le Mans" che si corre dal 1923 sul circuito dell'omonima cittadina francese.

In quel periodo storico (siamo a cavallo fra gli anni '60 e '70 del secolo scorso), le auto da corsa andavano molto veloci rispetto alle loro dotazioni di sicurezza: non c’era alcun supporto dell’elettronica e gli abitacoli erano privi di qualsiasi tipo di sistema di "ammortizzamento" degli urti. Come se ciò non bastasse, al tempo anche la "cultura della sicurezza" era quella che era, ovvero, prossima allo zero.

Un esempio cristallino di questa mancanza di considerazione era la cosiddetta "partenza Le Mans" che consisteva in questo: allo "start" della 24 ore di Le Mans, i piloti erano allineati su un lato del circuito mentre le auto erano disposte a “lisca di pesce” sul lato opposto.

Al momento del “via” una breve corsa portava i piloti verso le auto e si partiva, senza ulteriori regole, senza semafori, senza precedenze: il primo a salire in auto e a dare gas, di fatto, iniziava la gara in pole position. Tutto a vantaggio dello spettacolo (dicevano).

La partenza della 24 ore di Le Mans 1969
Una delle "partenze Le Mans" - fonte: rugginemagazine.it

Succedeva così, inevitabilmente, che tutti, ma proprio tutti i piloti, per racimolare secondi preziosi, corressero velocemente, mettessero in moto e partissero addirittura con le portiere ancora aperte, figuriamoci se si prendessero del tempo per allacciarsi il casco o per indossare la cintura di sicurezza.

Nell’edizione del 1969 partecipò anche il giovane Jacky che avanzò le sue perplessità all’organizzazione circa questa metodologia di avvio gara, tanto più, suggerì, considerando il fatto che si parlava di pochi secondi nel contesto di una gara che sarebbe durata 24 ore. Nessuno lo ascoltò.

Scese, così, regolarmente in pista e al via, mentre tutti correvano verso le proprie monoposto, lui si prese la scena.
Percorse quel breve tratto di pista con tutta la calma del mondo, facendo vedere a tutti che stava indossando e stringendo con cura il suo casco. Una volta salito a bordo dell’auto, chiuse lentamente la portiera e, in modo molto plateale, fece notare che si stava allacciando la cintura di sicurezza. Come intuibile, partì per ultimo con un considerevole distacco.

Jacky Ickx a Le Mans 1969
La "partenza Le Mans" del 1969 - fonte: rugginemagazine.it

Il resto è storia.

Durante il primo giro della gara, il pilota britannico John Woolfe - un semiprofessionista che fece carte false pur di partecipare, e questo meriterebbe un racconto a parte - ebbe un incidente. Le cronache dicono che non fu neanche così terribile come "botta", ma il povero John fu sbalzato fuori dall’auto e morì sul colpo; purtroppo aveva scelto anche lui di guadagnare qualche secondo alla partenza non allacciandosi la cintura di sicurezza.

Alla fine, la gara fu vinta indovinate da chi?

Bravi! Da Jacky Icks e dal suo compagno, l’inglese Jackie Oliver (all’epoca il team era composto da due piloti che si davano il cambio alla guida, oggi si alternano tre piloti per ogni auto).

Quel giorno il suo “NO” venne capito molto bene.

Lo dimostrò con i fatti: le cinture allacciate aumentano, e di molto, la probabilità di sopravvivenza in caso di incidente.

Inoltre, nel caso specifico, la fretta di partire senza che queste venissero correttamente indossate, non comportava alcun vantaggio pratico, Ickx, pur partendo per ultimo (e con distacco), vinse la gara.

Gli organizzatori, i piloti reticenti e tutti gli altri ne dovettero prendere atto e dall’anno successivo la “partenza Le Mans” venne abolita; da allora si dà il via in maniera tradizionale ovvero, con i piloti già in auto sulla griglia di partenza con casco e cinture ben allacciate.

Il racconto non termina qui; sembrerebbe la sceneggiatura di un film ma, al contrario, è tutto vero.
Il giorno dopo aver vinto la gara, tornando a casa a bordo della sua Porsche 911, nei pressi della cittadina di Chartres (quella della famosa cattedrale), Jacky ebbe uno spaventoso incidente stradale.

Risultato: auto distrutta ma lui ne uscì illeso.

Aveva la cintura allacciata.
Of course.

Per approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Parks

https://it.wikipedia.org/wiki/Oskar_Schindler

https://it.wikipedia.org/wiki/Schindler%27s_List_-_La_lista_di_Schindler.

https://it.wikipedia.org/wiki/Jacky_Ickx

https://it.wikipedia.org/wiki/24_Ore_di_Le_Mans_1969

https://www.rugginemagazine.it/storia/jacky-ickx-le-mans-1969

https://www.formulapassion.it/motorsport/storia/24-ore-le-mans-1969-la-giusta-provocazione-di-jacky-ickx

Manfredo Occhionero

Manfredo Occhionero

Lavoro nel settore della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro dal 1998.
Sono RSPP, formatore, responsabile scientifico di progetti formativi e della piattaforma e-learning di Alpha Consulting.
Facilitatore del metodo LEGO SERIOUSPLAY®, CHO, Lead auditor ISO 45001:2018 e disablity manager.
Scout nel DNA, perito chimico quasi per caso, appassionato di football americano ma parigino di adozione.

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