FLVCTVAT NEC MERGITVR

Manfredo Occhionero

12 Novembre 2025 | Sicurezza sul lavoro | 6 commenti

11 luglio 1982: chi è nato prima del 1975 (più o meno), si ricorda perfettamente dov’era quando il presidente Pertini si alzò in piedi al Santiago Bernabeu di Madrid per festeggiare il gol di Altobelli alla Germania nel 3 a 1 che riportò la coppa del mondo nello Stivale dopo quarantaquattro anni (1).

Per chi non c’era: buon per voi, vuol dire che siete più giovani, ma anche: “peccato, non sapete cosa vi siete persi”. Se avete voglia di recuperare e gustarvi questa chicca istituzionale, nel link (2) trovate un breve video nel quale, al minuto 1:25, godrete nel vedere il nostro Presidente partigiano che, incredulo, si alza in piedi, si guarda intorno ed esclama il suo famoso “non ci prendono più” (ah, giacché ci siete, al secondo 44 apprezzate pure l’esultanza di Tardelli anch’essa nella storia del nostro pallone).

Purtroppo, ci ricordiamo tutti (sempre per chi già c’era) dov’eravamo quell’orribile primo pomeriggio (ora italiana) dell’11 settembre 2001 quando, di colpo, il terrore irruppe di prepotenza nelle vite di noi occidentali in collegamento diretto da New York.

Potrei continuare a lungo ad elencare fatti dirompenti che sono capitati nelle nostre vite nel bene e nel male: questi sono eventi “collettivi” che accomunano un paese o, addirittura, tutto il mondo.

Gli psicologi associano questa nostra straordinaria capacità di abbinare ricordi vividi di fatti accaduti ai luoghi nei quali eravamo quando li abbiamo appresi, ad una parte “emotiva” della nostra memoria (3).

Accadono poi, a volte, altri eventi, più o meno gravi, più o meno belli che, sebbene abbiano avuto una rilevanza internazionale, ciascuno di noi elabora in base al proprio costrutto, alla propria scala valoriale e cioè, in sintesi, per come ognuno percepisce il mondo.

Il 13 novembre 2015 ero a cena con degli amici (durante la quale, fra le altre cose, avevamo deciso proprio di fare un giretto in Francia), quando su un televisore in un angolino del ristorante che nessuno in realtà stava guardando, apparve una schermata: “ULTIM’ORA – VARIE SPARATORIE A PARIGI“.

credit: ilgiorno.it

Ognuno di noi ha un “posto magico” nel quale, inspiegabilmente, si sente felice o, quantomeno, pensa: “oh, qui sto proprio bene!”.

Qualcuno lo trova sotto l’ombra di un albero, su una determinata montagna, su una certa spiaggia o in un altro luogo dove il creato sa rasserenare con la sua sconvolgente bellezza.

Altri lo trovano semplicemente fra le mura di casa, in un luogo di preghiera o in una città che non è la propria.

Io appartengo a quest’ultima categoria: il mio posto magico è Parigi.

Non che a casa io non stia bene, anzi, ma per citare uno bravo che è stato a zonzo per tutta la sua vita e che, quindi, di posti ne ha visti e vissuti davvero tanti, ecco cosa ne pensava, a proposito Ernest Hemingway (4):

Ci sono solo due posti al mondo dove possiamo vivere felicemente: a casa e a Parigi”.

Pertanto, sebbene quella sera io fossi a millequattrocento chilometri di distanza dai luoghi dell’evento, la notizia mi colpì con molta forza: in TV scorrevano le immagini di posti nei quali ero stato tante volte e che, sapevo, dove sarei tornato di certo.

Conoscendomi bene e sapendo che cosa rappresenti per me Parigi, un amico mi chiamò “in diretta” per sapere come stessi vivendo quel momento ed altri lo fecero il giorno dopo.

Mi sentivo come se fosse stata messa sotto attacco la mia città.

Le avvisaglie c’erano state. Tutto il 2015 fu per la Francia e in particolare per la sua capitale un anno a dir poco drammatico.

Tra il 7 e il 9 gennaio, furono attaccati gli uffici parigini del giornale satirico Charlie Hebdo che aveva pubblicato una vignetta ritenuta offensiva dai fanatici dell’islam e un supermercato kosher: morirono diciassette persone.

il 3 febbraio, tre militari vennero accoltellati a Nizza, il 19 aprile una donna venne assassinata da un terrorista che voleva provocare una strage nella basilica parigina del Sacro Cuore, il 21 agosto, forse ricorderete questo evento, tre militari americani in borghese e un cittadino britannico riuscirono a sventare un tentativo di attentato con un kalashnikov su un treno partito da Amsterdam e diretto a Parigi.

Su quest’ultimo fatto di cronaca il Premio Oscar Clint Eastwood ha scritto e diretto un film (5) facendo recitare proprio i protagonisti della vicenda.

Dopo alcuni mesi di calma, arriva così quella terribile serata.

È il 13 novembre.

Tantissime persone, approfittando della temperatura mite (15 gradi a metà novembre per Parigi non sono affatto male), quel mercoledì sera si trovano in giro per la “Ville Lumière”.

Alcuni sono seduti ad uno delle centinaia di tavolini dei locali sparsi fra i quartieri del Marais e Bastille, millecinquecento persone, fra le quali la ventottenne ricercatrice italiana Valeria Solesin che risulterà poi l’unica vittima italiana degli attacchi, sono nel teatro del Bataclan per scatenarsi al concerto di una rock band e altre ottantamila, compresi il presidente francese François Hollande e il ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier, assiepate sugli spalti dello Stade de France per l’amichevole Francia vs Germania.

Per uno di quei giochetti del destino che nessuno può spiegare, sulle tribune ci sono anche un migliaio di dipendenti della linea aerea German Wings giunti nella capitale francese per una vacanza premio organizzata per mitigare gli effetti psicologici della tragedia occorsa nel mese di marzo dello stesso anno (6) quando il primo ufficiale Andreas Lubitz decise di suicidarsi mandando a schiantare deliberatamente l’Airbus A320 della compagnia sulle Alpi francesi con centocinquanta persone a bordo (7).

Alle 21:20 inizia l’attacco coordinato e preparato con molta cura dal commando formato da almeno dieci terroristi.

Nei pressi dei tornelli di ingresso dello stadio avviene la prima esplosione: un attentatore, che non è riuscito ad entrare, si fa saltare in aria.

Poco dopo, in uno dei fast food dell’impianto sportivo, un altro kamikaze innesca il suo giubbotto esplosivo gridando “Allahu Akbar!”; chi è sulle tribune ed ha sentito il botto, confonde inizialmente il boato con lo scoppio di un grosso petardo.

La partita continua su indicazione delle autorità finché, quando ormai tutti sanno cosa sta succedendo e dopo un tempo infinito di attesa, si decide per l’evacuazione dello stadio intorno alla mezzanotte.

Con un ordine e una calma davvero raramente verificabili in contesti simili, la folla abbandona i propri seggiolini con dignità, pazienza e, cosa che mi colpì profondamente, intonando la Marsigliese (8).

Gli eventi in giro per Parigi, nel frattempo, si accavallano: una nuova esplosione nei pressi dello stadio, almeno un’altra detonazione in città e a seguire una serie di sparatorie con fucili d’assalto al concerto nel Bataclan e fra i bar e ristoranti.

Dopo quaranta interminabili minuti finisce tutto, tranne che nel teatro, dove le forze speciali fanno irruzione a seguito di lunghissime trattative per il rilascio di alcuni ostaggi.

Quella sera che mai dimenticherò morirono centotrentasette persone (fra le quali sette terroristi) e altre quattrocentoventi rimasero ferite (un centinaio in maniera molto grave).

A Parigi, in una piazzetta fra la stupenda chiesa del XVI secolo di Saint Gervais-Saint Protais (sconosciuta ai più) e l’Hôtel de Ville (il municipio), è stato da poco inaugurato un commovente giardino – memoriale per le vittime degli attentati.

È un posto da visitare anche perché è “di strada” lungo gli itinerari turistici classici. È un sito poco pubblicizzato ed è un peccato.

foto dell’autore

Quest’estate ho trascorso tanto tempo a Parigi.

Ho vissuto quei giorni nel cuore del Marais, l’antico quartiere ebraico.

I turisti in città sono ovviamente e notoriamente ovunque, ma in questo quartiere la lingua che si sente parlare dalle persone quasi sempre è il francese. Ancora oggi si incontrano ebrei ortodossi predicare mentre passano delle suore cattoliche dirette alla meravigliosa chiesa di Saint-Paul.

È il quartiere del pride, pieno di locali che esibiscono orgogliosamente le bandiere arcobaleno.

È pieno di gente che gira vestita come vuole, tenendo per mano chi vuole e a nessuno, ma proprio a nessuno, importa nulla.

Nel cuore del Marais, a pochi passi dall’iconica Place des Vosges (e a poco più di un chilometro di distanza dal teatro del Bataclan), si trova il bellissimo Musée Carnavalet, meglio noto come “museo della città di Parigi”.

Qui c’è tutta la storia della città, una storia molto antica iniziata circa 40.000 anni fa alla quale hanno contribuito abbondantemente anche i Romani.

Un’apposita sezione del museo è dedicata ai tragici fatti di quel tragico 13 novembre.

credit: carnavalet.paris.fr

Nel museo c’è anche il racconto della genesi dello stemma cittadino il cui primo embrione viene datato intorno al XII secolo e richiama la piccola nave dei “mercanti d’acqua” che navigavano la Senna fin da tempi immemori.

foto dell’autore

Fu proprio questa potente corporazione che mise in piedi la prima struttura paragonabile ad un’amministrazione della città.

Dopo decine di modifiche susseguitesi nel corso della storia, nel 1853 il barone Haussmann, colui che ridisegnò la capitale, rese ufficiale l’inserimento nello stemma di un motto scritto in latino che recita: “È sbattuta dalle onde, ma non affonda“.

Lo trovo un magnifico richiamo alla tenacia e alla voglia di farcela della città e dei parigini sempre pronti a spaccare tutto e a ripartire come se niente fosse.

Basti pensare alla Rivoluzione francese, ai moti post Restaurazione, a Napoleone, alla liberazione di Parigi dal nazifascismo, alle lotte del ’68 studentesco, fino ad arrivare ai nostri tempi con le cicliche “rivolte delle banlieu”, i gilet gialli del 2018 e il “blocchiamo tutto” dell’autunno 2025.

Se c’è una città inquieta nel mondo, questa è Parigi, una perenne polveriera sempre pronta ad esplodere ma che sa, al tempo stesso, stringersi in un unico abbraccio nei momenti difficili.

Vi ricorderete, ad esempio, le immagini degli oltre due milioni di parigini manifestare in piazza dopo l’attacco al giornale satirico come forte dimostrazione di vicinanza alle vittime e a difesa della libertà di espressione (“Je suis Charlie” si leggeva un po’ ovunque) o dell’incendio di Notre-Dame, nelle cui vicinanze si radunarono spontaneamente migliaia di cittadini increduli per pregare e piangere insieme.

15 gennaio 2015: milioni di cittadini in piazza per Charlie Hebdo – credit: fanpage.it
15 aprile 2019: migliaia di parigini attoniti osservano Notre-Dame in fiamme – credit: ilfattoquotidiano.it

Dopo gli attacchi terroristici del 13 novembre 2015, la città di Parigi fece stampare ed affiggere dei manifesti di lutto con quell’unica frase che venne anche esposta in un pannello sul piazzale del municipio e proiettata sulla Tour Eiffel illuminata con il tricolore:

“FLVCTVAT NEC MERGITVR”

L’attuale stemma della città. Credits: wikipedia
credit: sortiraparis.com
credit foto: parigirando.com

NOTA DELL’AUTORE

Il periodico ripetersi di questo genere di attentati nelle città di mezza Europa ha portato a diverse restrizioni in tanti ambiti.

Per restare a Parigi, chi la frequenta da tempo sicuramente si sarà accorto, ad esempio, che dopo gli attentati sopra descritti e in concomitanza con lo svolgimento dei campionati europei di calcio del 2016 giocati in Francia, non è più possibile recarsi liberamente sotto la Tour Eiffel per ammirare la struttura dal basso. Ora ci sono barriere in vetro antisfondamento lungo un ampio perimetro di sicurezza e, per accedere nell’area sottostante la torre, occorre essere muniti di biglietto e passare sotto ai metal detector.

Dai siti del Parlamento Europeo (9) e del Consiglio dell’Unione Europea (10) apprendiamo che nel 2023 (ultimi dati disponibili) nell’UE si sono registrati 120 attacchi terroristici, classificabili in 98 attacchi completati, 9 tentativi falliti e 13 complotti sventati che hanno portato all’arresto di oltre 420 persone.

La Francia, “ça va sans dire”, ha fatto il pieno con 80 attacchi.

Va chiarito che per “attacco terroristico” non si sottintende necessariamente “di matrice fondamentalista islamica” che, sebbene sia quello della maggior parte degli attentati, non è l’unico movente (alcuni attacchi sono stati compiuti da anarchici, alcuni da integralisti di estrema destra o estrema sinistra e da separatisti).

Da molto tempo anche chi si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro ha dovuto tenere conto di questi pericoli tantopiù se si parla di location con una maggiore (presunta) esposizione al rischio come ad esempio un aeroporto, un grande hotel, un sito museale ecc.

A tale proposito, qualche anno fa, la divisione antiterrorismo della polizia del Regno Unito, produsse un breve video (11) nel quale si raccomanda alla popolazione (e ai lavoratori), nel caso percentualmente parlando molto, molto raro in cui ci si trovi coinvolti in un attacco terroristico con armi da fuoco, di fare solo queste tre cose: RUN – HIDE – TELL (scappa e, se proprio non riesci a scappare, nasconditi, poi chiama i soccorsi).

Molto più facile a dirsi che a farsi, certo, ma questo vale per qualsiasi informazione utile fornita per affrontare ogni genere di emergenza. Meglio saperla.

Gli esperti concordano sul fatto che sparare ad un bersaglio in rapido movimento e centrarlo è molto difficile anche per i professionisti del terrore.

Tanto per dire che la famosa tecnica dell’opossum (ovvero: “fingiti morto”), in natura nota come “tanatosi” (12), è una strategia sbagliata e sconsigliata da applicare per gli esseri umani in queste situazioni.

credit foto copertina: stateofmind.it

NOTE:

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Finale_del_campionato_mondiale_di_calcio_1982

(2) https://www.facebook.com/Raiofficialnews/videos/italia-germania-mondiali-del-1982-stasera-su-raisport/247551422953218/?locale=it_IT

(3) https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/25_ottobre_04/ricordo-11-settembre-2001-attacco-torri-gemelle-aa93c725-6e75-440a-a21a-655ca5363xlk.shtml

(4) https://it.wikipedia.org/wiki/Ernest_Hemingway

(5) https://it.wikipedia.org/wiki/Ore_15:17_-_Attacco_al_treno

(6) https://www.lastampa.it/esteri/2015/11/15/news/dopo-la-tragedia-germanwings-il-viaggio-premio-diventa-un-incubo-1.35207894/

(7) https://it.wikipedia.org/wiki/Volo_Germanwings_9525

(8) https://www.youtube.com/watch?v=v-yAErUkxXc

(9) https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/terrorism-eu-facts-figures/

(10) https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20250124STO26468/terrorismo-nell-ue-tendenze-attacchi-terroristici-e-arresti-nel-2023

(11) https://www.youtube.com/watch?v=eaMwNkslTO8&t=15s 

(12) https://www.nationalgeographic.it/perche-molti-animali-si-fingono-morti

FONTI E APPROFONDIMENTI

https://it.wikipedia.org/wiki/Parigi https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Parigi

https://www.repubblica.it/esteri/2015/11/20/news/parigi_13_11_il_racconto_della_strage-127755552

https://it.wikipedia.org/wiki/Attentati_di_Parigi_del_13_novembre_2015

https://www.sortiraparis.com/it/cosa-visitare-a-parigi/passeggiate/articles/331527-giardino-13-novembre-2015-attacco-commemorativo-parigi https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Gervasio_e_Protasio_(Parigi)

https://www.carnavalet.paris.fr/en/exhibitions/paris-terrorist-attacks-tribute-victims https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_dei_gilet_gialli

https://www.fanpage.it/esteri/strage-charlie-hebdo-la-francia-in-piazza-contro-il-terrorismo

https://it.wikipedia.org/wiki/Incendio_della_cattedrale_di_Notre-Dame

https://it.wikipedia.org/wiki/Fluctuat_nec_mergitur

<a href="https://www.alphaconsulting.it/author/manfredo-occhionero/" target="_self">Manfredo Occhionero</a>

Manfredo Occhionero

Lavoro nel settore della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro dal 1998. Sono RSPP, formatore, responsabile scientifico di progetti formativi e della piattaforma e-learning di Alpha Consulting. Facilitatore del metodo LEGO SERIOUSPLAY®, CHO, Lead auditor ISO 45001:2018 e disablity manager. Scout nel DNA, perito chimico quasi per caso, appassionato di football americano ma parigino di adozione.

SICURI SEMPRE

Questo canale vuole offrire spunti di riflessione ed idee pratiche per accrescere la cultura della sicurezza e migliorare i nostri comportamenti quotidiani: sul lavoro, a casa, in auto, per strada, in vacanza, nel tempo libero. Sempre.

6 Commenti

  1. Lino Emilio

    la tua sensibilità è di contagioso esempio.
    Grazie “fratellino” mio.

    Rispondi
    • Manfredo Occhionero

      Grazie fratellone.
      Un abbraccio

      Rispondi
  2. ugo

    Ero a Parigi quella sera, andammo a cena a l’Enfants-Rouges, poco distante dagli eventi, ma eravamo lì un’ora prima. Passammo qualche giorno a Parigi bloccati per ovvie ragioni, con l’esercito che sorvegliava una città praticamente chiusa.

    Rispondi
    • Manfredo Occhionero

      Dev’essere stato terribile.
      Quando vorrai andare a fare pace con Parigi, conta su di me 🙂

      Rispondi
  3. Claudia Cialini

    Leggere un tuo articolo è come “viverlo”, mi hai fatto voglia di tornare a Parigi. Grazie!

    Rispondi
    • Manfredo Occhionero

      Grazie per il commento e per esserti presa del tempo per leggermi Claudia, mi fa molto piacere che ti sia piaciuto.
      A presto.

      Rispondi

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